FANTASTICO #16 - ottobre 2024

Benvenute creature in questa edizione particolarmente ispirata della newsletter mensile dello Scartafaccio (quanto ispirata si vedrà poi alla fine, magari mi sgonfio a metà strada).

Il tema del mese, ormai lo sappiamo, è CIMITERI.

Ricordo che avete tempo fino al 25 ottobre per inviarmi i vostri racconti di massimo 5'000 battute e di genere fantastico. Spedite il tutto a stella@scartafaccio.net e io vi dirò cosa ne penso.

Tra l’altro a breve comincerò a tampinarvi con il calendario dell’avvento weird, arrivato alla terza edizione. Si tratta di 25 caselle, 25 post che andranno popolati con i vostri micro-racconti da massimo 1'000 battute. Chi volesse può già cominciare a mandarmi i suoi testi.

Ogni volta che dico che amo visitare i cimiteri, soprattutto quando viaggio, la gente mi guarda con tanto d’occhi. E io ogni volta rimango perplessa. I cimiteri sono un luogo fondamentale in una cultura e vedere come vengono commemorati i defunti racconta moltissimo di una società.

Dove abito, per esempio, c’è un bellissimo esempio di cimitero romantico ormai in disuso da lustri. Ma viene riaperto per alcune settimane nel periodo dei morti e non c’è anno che io non ci vada almeno una volta. Alcune delle pietre tombali, opera di scultori locali piuttosto famosi, ormai sono state spostate nei musei (sì, ne abbiamo più di uno) ma quelle che restano sono più che sufficienti per mantenere l’atmosfera. Il mio è quasi un pellegrinaggio. Percorro prima il perimetro, mi fermo presso le cappelle di famiglia per vedere quanto il tempo e il maltempo hanno lasciato il segno. Mi incanto a osservare il manto di foglie di tiglio rese giallo vivo dall’autunno. A volte tutto è reso croccante dal vento, altre il terreno sotto i miei piedi è spugnoso di pioggia e la pietra porta lo smeraldo dei muschi ravvivati dall’acqua. Oppure è tutto lattiginoso di nebbia, facendomi precipitare in un romanzo gotico. Visitare un luogo ogni anno nella stessa stagione crea una stratificazione di ricordi e impressioni che ha qualcosa di molto speciale.

foto di un angelo di fronte a una cappella funeraria

Un altro cimitero che amo molto è il monumentale di Giubiano, un quartiere di Varese. Qui ho trovato alcuni monumenti funebri di una bellezza da lasciare senza fiato.

ritratto di un monumento funebre raffigurante un signore con la barba vestito elegante

Mi piace percorrere i sentieri di ghiaia, osservare i simboli che vengono utilizzati nelle sculture, leggere i nomi, guardare le foto. Mi affascinano soprattutto le tombe più vecchie, quelle con le foto ovali quasi completamente sbiadite. Osservo i visi, i tagli di capelli, cerco di capire la fattura degli abiti e di proiettarmi nella loro epoca. Mi domando che vita abbiano vissuto, chi li ha pianti, se qualcuno ancora si ricorda di loro. 

Il modo in cui una cultura si prende cura dei propri defunti, le usanze, le tradizioni legate alla morte sono temi che mi hanno sempre affascinato. Sono una donna che si è affacciata online quando rotten.com veniva ancora aggiornato quotidianamente. È lì che ho imparato che non tutti mettono via i defunti come noi. C’è chi li brucia su una pira, chi li mummifica e li tiene con sé e poi c’è chi fa quello che viene chiamato “funerale del cielo”.

TW: Non conoscendo la quantità di pelo sullo stomaco di chi mi legge, non metterò link e terrò le descrizioni al minimo, ma chi volesse approfondire il tema può rivolgersi a Bizarro Bazar, uno dei blog che negli anni ho imparato a considerare una fonte appassionata e ben documentata.

Per chi è sensibile comunque avverto che i prossimi due paragrafi potrebbero essere indigesti.

Le usanze funebri più particolari che ho scoperto nel mio peregrinare online infatti sono lo “sky burial” di tradizione tibetana e le torri del silenzio legate alla religione zoroastriana. In Tibet, per motivazioni pratiche oltre che spirituali, i morti vengono donati agli avvoltoi. Il terreno è troppo duro per scavare tombe e non c’è abbastanza legna che possa venire sacrificata per una pira funeraria. Quindi i corpi vengono portati in alto sulle montagne, vicino ai templi, e donati agli avvoltoi che si ciberanno della carne per permettere all’anima di liberarsi.

Le torri del silenzio sono legate al culto zoroastriano che considera il corpo morto infetto dal male e in quanto tale va trattato in modo particolare. Se venisse seppellito il male filtrerebbe nel terreno. Se venisse bruciato inquinerebbe l’aria. Quindi anche in questa religione, di cui ormai esistono pochissimi fedeli, il corpo viene donato ai saprofagi ponendolo in cima ad alte torri che hanno un buco al centro che raccoglie quello che resta dopo che il tempo, le intemperie e gli animali hanno fatto il loro lavoro.

E prima di concludere, mi sembra che il timing sia perfetto: da pochi giorni è nuovamente disponibile nelle sale il grande classico di Michele Soavi “Dellamorte Dellamore”, tratto dall'omonimo romanzo di Sclavi, che quest’anno compie 30 anni. Se ne avete la possibilità, andate a vederlo. Qui la lista delle sale in cui viene proiettato.

E con questo è tutto.

Saluti e buone peregrinazioni per cimiteri.

Stella