Gli aggiornamenti clinici ed organizzativi di questo mese
Newsletter Ottobre 2026

Newsletter Ottobre 2026

Tempo di lettura: 10-15 min

 

Buongiorno a tutti,

 

Abbiamo il piacere di inviarvi l'edizione di Ottobre della nostra Newsletter. Per questo mese, discuteremo una patologia che fa paura: la sindrome della cauda equina.

 

In questa edizione, abbiamo il piacere di ospitare il PD Dr. med. Thomas Giesen che ci parlerà dell’associazione tra sindrome del tunnel carpale e amiloidosi.

 

 

Sindrome della cauda equina: quando la lombosciatalgia diventa un’urgenza

 

La lombalgia e la sciatalgia sono tra i motivi più frequenti di consultazione in medicina di famiglia. Nella maggior parte dei casi si tratta di quadri benigni, gestibili inizialmente con trattamento conservativo. Esistono tuttavia situazioni in cui il dolore lombare o radicolare deve essere riconosciuto rapidamente come possibile urgenza neurochirurgica.

Una di queste è la sindrome della cauda equina.

 

 

Che cos’è la sindrome della cauda equina

 

La cauda equina è l’insieme delle radici nervose lombari e sacrali situate nella parte inferiore del canale vertebrale.

Una compressione acuta di queste radici può provocare disturbi neurologici importanti, in particolare a carico della sensibilità perineale, della funzione urinaria, intestinale, sessuale e della forza agli arti inferiori.

La causa più frequente è una voluminosa ernia discale lombare, ma la sindrome della cauda equina può essere causata anche da stenosi severa, tumori, infezioni, ematomi o traumi.

 

Perché è importante riconoscerla precocemente

 

La sindrome della cauda equina è rara, ma potenzialmente grave.

Il problema principale è il rischio di deficit permanenti, soprattutto a livello della funzione vescicale, intestinale, sessuale e motoria. Per questo motivo, il riconoscimento precoce dei sintomi e l’esecuzione rapida di una RM lombare sono fondamentali.

Le linee guida internazionali concordano sul fatto che, in caso di sospetto clinico, la RM debba essere eseguita in urgenza. La diagnosi non deve basarsi su un singolo segno clinico, perché i sintomi possono essere incompleti o iniziali.

 

I sintomi da ricercare attivamente

 

La sindrome della cauda equina può presentarsi in modo evidente, ma anche con sintomi iniziali più sfumati. È quindi importante porre domande mirate, soprattutto nei pazienti con lombosciatalgia severa, bilaterale o associata a deficit neurologici.

I sintomi principali da ricercare sono:

  • dolore lombare severo, spesso associato a sciatalgia;
  • sciatalgia bilaterale o dolore irradiato a entrambe le gambe;
  • alterazione della sensibilità nella regione perineale o “a sella”;
  • difficoltà a iniziare la minzione;
  • riduzione della sensibilità durante la minzione;
  • ritenzione urinaria o incontinenza;
  • disturbi intestinali di nuova insorgenza;
  • disturbi della funzione sessuale;
  • debolezza progressiva agli arti inferiori.

I sintomi più suggestivi sono la combinazione di disturbi urinari o intestinali, alterazione della sensibilità perineale e dolore radicolare, soprattutto se bilaterale. Le raccomandazioni recenti sottolineano che anche i sintomi soggettivi, in assenza di segni obiettivi chiari, possono giustificare una RM urgente.

 

Attenzione: non aspettare la ritenzione completa

 

Un errore frequente è attendere la comparsa di una ritenzione urinaria completa prima di inviare il paziente.

In realtà, la sindrome della cauda equina può iniziare con sintomi più discreti:

  • getto urinario più debole;
  • necessità di spingere per urinare;
  • sensazione di svuotamento incompleto;
  • ridotta percezione del passaggio dell’urina;
  • alterata sensibilità genitale o perineale.

Questi sintomi devono essere presi seriamente, soprattutto se compaiono in un paziente con lombalgia acuta, sciatalgia o deficit neurologici agli arti inferiori.

 

Esame clinico: utile, ma non sufficiente

 

L’esame neurologico deve valutare forza, sensibilità, riflessi e distribuzione del dolore radicolare.

È importante ricercare deficit motori progressivi, alterazioni sensitive agli arti inferiori e disturbi della sensibilità perineale.

Tuttavia, un esame clinico apparentemente rassicurante non permette sempre di escludere una sindrome della cauda equina iniziale. Le linee guida più recenti per la medicina di primo contatto raccomandano di non basarsi esclusivamente su segni obiettivi tardivi o su un singolo test, ma di considerare l’insieme dei sintomi riferiti dal paziente.

 

 

Quando richiedere una RM urgente

 

La RM lombare è l’esame di riferimento.

Deve essere richiesta in urgenza quando una lombalgia o lombosciatalgia si associa a:

  • disturbi urinari o intestinali di nuova insorgenza;
  • alterazione della sensibilità perineale, genitale o “a sella”;
  • sciatalgia bilaterale;
  • deficit motorio progressivo;
  • quadro neurologico rapidamente evolutivo.

In caso di sospetto clinico, il paziente deve essere indirizzato verso un pronto soccorso o un centro in grado di eseguire una RM urgente e attivare rapidamente una valutazione neurochirurgica.

 

Il trattamento

 

Quando la RM conferma una compressione significativa della cauda equina, il trattamento è generalmente chirurgico.

L’obiettivo è decomprimere rapidamente le radici nervose, rimuovendo la causa della compressione, per esempio una grossa ernia discale o una stenosi severa.

La chirurgia ha lo scopo di arrestare la progressione del danno neurologico e, quando possibile, favorire il recupero delle funzioni compromesse. Il recupero può essere variabile e dipende soprattutto dalla gravità e dalla durata dei sintomi prima della decompressione. Le raccomandazioni neurochirurgiche internazionali indicano la decompressione chirurgica come trattamento principale nei casi confermati alla RM.

 

Il ruolo del medico di famiglia

 

Il medico di famiglia ha un ruolo centrale nel riconoscimento precoce.

Molti pazienti con lombosciatalgia vengono inizialmente valutati fuori dall’ambiente ospedaliero. In questo contesto, la cosa più importante è distinguere una sciatalgia comune da una possibile sindrome della cauda equina iniziale.

Questo richiede domande specifiche, perché il paziente può non riferire spontaneamente disturbi urinari, intestinali, sessuali o alterazioni della sensibilità perineale.

In caso di dubbio, è più sicuro attivare un percorso urgente piuttosto che osservare l’evoluzione.

In pratica per il medico inviante

 

  • Pensare alla cauda equina in caso di lombalgia o lombosciatalgia associata a disturbi urinari, intestinali, sessuali o sensitivi perineali.
  • Non aspettare la ritenzione urinaria completa: anche un cambiamento del getto urinario, dello svuotamento vescicale o della sensibilità durante la minzione può essere rilevante.
  • La sciatalgia bilaterale, soprattutto se associata a deficit motorio o disturbi sensitivi, deve essere considerata un segnale d’allarme.
  • L’alterazione della sensibilità “a sella” è un sintomo chiave e deve essere ricercata attivamente.
  • In caso di sospetto, il paziente deve essere inviato urgentemente per RM lombare e valutazione neurochirurgica.
  • Un esame clinico apparentemente rassicurante non esclude sempre una cauda equina iniziale.
  • Il tempo è un fattore prognostico importante: un invio precoce può ridurre il rischio di deficit permanenti.

 

 

 

 

Per rendere la presa a carico dei pazienti urgenti più tempestiva, abbiamo creato un indirizzo email specifico che permette un contatto diretto con il Dr. Robert e la Dr.ssa Bonasia:

casi-urgenti@neurochirurgia-robert.ch

 

Se hai bisogno di richiedere un consulto specialistico puoi contattarci

-via email: segretariato@neurochirurgia-robert.ch

-attraverso il nostro sito web: https://neurochirurgia-robert.ch/appuntamento/

-telefonicamente: 091 600 10 50 / 091 600 10 60

 

 

News dello Studio:

Incontro Mendrisiotto con fisioterapisti e medici curanti

 

Siamo felici di annunciare la quarta edizione del nostro incontro dedicato ai medici e fisioterapisti del Mendrisiotto, organizzato dal nostro studio, con il patrocinio della Clinica Ars Medica.
Un appuntamento che negli anni è diventato per noi un’importante occasione non solo di aggiornamento e confronto tra colleghi, ma anche per conoscersi personalmente e rafforzare la collaborazione tra specialisti e medici del territorio.
Quest’anno saremo insieme al Dr Dario Giunchi, ortopedico e traumatologo specializzato nella chirurgia del ginocchio, e al Dr. Michele Palazzuolo, ortopedico specializzato nella chirurgia dell’anca.

Vi aspettiamo:
📅 Giovedì 12 novembre 2026 – dalle 17:15
📍 Cantina Gialdi, Via Vignoo 3, Mendrisio

A seguire, visita guidata della cantina e degustazione.

Un momento di formazione, confronto e convivialità che siamo molto contenti di riproporre anche quest’anno.
Iscriviti scrivendo un'email all'indirizzo email: t.robert@neurochirurgia-robert.ch

 

Come un intervento per il tunnel carpale può prolungare la vita

 

Il nuovo ruolo della chirurgia della mano nella diagnosi precoce dell’amiloidosi

 

Per molti anni l’amiloidosi è stata considerata una malattia rara, difficile da diagnosticare e con possibilità terapeutiche limitate. Oggi questo paradigma sta cambiando. In particolare, l’amiloidosi da transtiretina wild-type (ATTRwt) è riconosciuta sempre più frequentemente nell’anziano e può determinare una progressiva infiltrazione del miocardio, fino alla cardiomiopatia, allo scompenso cardiaco e alle aritmie.

La difficoltà è che la malattia può iniziare molti anni prima che compaiano i sintomi cardiaci. Proprio per questo il sistema muscoloscheletrico sta assumendo un ruolo crescente come possibile “campanello d’allarme”.

 

 

Il sistema muscoloscheletrico come campanello d’allarme

 

Da tempo sappiamo che depositi di amiloide possono essere presenti nei tessuti muscoloscheletrici anni prima della diagnosi cardiologica. Sono state studiate, per esempio, biopsie del legamento giallo nei pazienti sottoposti a chirurgia per stenosi lombare. Queste osservazioni hanno dimostrato l’associazione, ma non hanno finora prodotto un’indicazione semplice e universalmente condivisa per uno screening sistematico.

Il tunnel carpale sembra invece rappresentare una finestra diagnostica particolarmente interessante. La sindrome del tunnel carpale, soprattutto quando bilaterale, può precedere la diagnosi di cardiomiopatia da ATTR di circa 5–10 anni. Quando il paziente arriva dal chirurgo della mano, la malattia sistemica può quindi essere già biologicamente presente mentre il coinvolgimento cardiaco è ancora assente o iniziale.

 

 

Dalla mano al cuore: cosa ci dicono i nuovi studi

 

Un recente studio prospettico multicentrico di Fensman e collaboratori (JACC: Advances, 2026) ha valutato pazienti selezionati per età sottoposti a decompressione del tunnel carpale idiopatico. Il 56% delle biopsie tenosinoviali mostrava depositi di amiloide. Tra i pazienti con biopsia positiva che hanno completato il successivo approfondimento cardiologico, il 17,3% presentava già una cardiomiopatia ATTR; la grande maggioranza dei casi identificati era ancora in uno stadio precoce.

Anche in Belgio il chirurgo della mano Arne Decramer (AZ Delta Roeselare / KU Leuven) ha sviluppato una linea di ricerca sul tunnel carpale come possibile porta d’ingresso alla diagnosi precoce dell’amiloidosi. Nel suo progetto accademico sulla patologia del nervo mediano distale viene esplicitamente sottolineata l’importanza di identificare precocemente il paziente trattabile, prima della comparsa di una cardiopatia avanzata. Decramer ha inoltre richiamato recentemente l’attenzione sul collegamento fra mano, tunnel carpale e amiloidosi nella comunità della chirurgia della mano.

 

Quali pazienti devono farci pensare all’amiloidosi?

 

Un approccio pratico utilizza criteri clinici e “red flags” per selezionare i pazienti nei quali considerare la biopsia durante la decompressione del tunnel carpale:

 

Tier

Criteri / red flags

Tier 1

Uomo ≥50 anni o donna ≥60 anni + tunnel carpale bilaterale o precedente intervento per tunnel carpale.

Tier 2

Uno dei criteri Tier 1 + almeno una red flag: stenosi lombare, rottura atraumatica del tendine del bicipite, fibrillazione/flutter atriale, pacemaker, scompenso cardiaco o familiarità per amiloidosi.

Biopsia da considerare

2 criteri Tier 1 oppure 1 criterio Tier 1 + 1 criterio Tier 2.

 

Le red flags muscoloscheletriche da ricordare sono soprattutto il tunnel carpale bilaterale, la stenosi del canale lombare e la rottura atraumatica del tendine del bicipite. Sono inoltre descritte associazioni con dito a scatto e patologia della cuffia dei rotatori. Nessuno di questi segni, isolatamente, equivale a una diagnosi di amiloidosi: il loro valore sta nel riconoscere un fenotipo che merita maggiore attenzione.

 

 

Perché diagnosticarla prima?

 

La cardiomiopatia ATTR è una malattia progressiva, ma oggi sono disponibili terapie disease-modifying. Questo rende particolarmente importante identificare i pazienti prima che il danno cardiaco sia avanzato. Una biopsia positiva del tessuto tenosinoviale non significa automaticamente che il paziente abbia già una cardiomiopatia: indica piuttosto una popolazione nella quale è opportuno avviare un percorso diagnostico mirato. È importante anche essere precisi sul messaggio: gli studi dimostrano che il tunnel carpale può consentire una diagnosi più precoce; non è ancora dimostrato direttamente che la biopsia eseguita durante l’intervento, di per sé, aumenti la sopravvivenza.

Cosa stiamo facendo in Ticino

 

Per questo motivo, presso SOS Mano in Ticino stiamo progressivamente introducendo la biopsia del tessuto tenosinoviale durante l’intervento di decompressione del tunnel carpale nei pazienti che presentano caratteristiche considerate a rischio. Il prelievo viene effettuato durante l’intervento stesso e analizzato per la presenza di depositi di amiloide. In caso di positività, il risultato non equivale automaticamente alla diagnosi di cardiomiopatia, ma rappresenta l’indicazione ad avviare un approfondimento mirato, in collaborazione con il medico curante e gli specialisti competenti.

Il ruolo del chirurgo della mano sta quindi cambiando: un intervento eseguito per risolvere parestesie, dolore e perdita di forza può diventare anche l’occasione per riconoscere il primo segnale di una malattia sistemica anni prima delle sue manifestazioni cardiache più evidenti. Per questo riteniamo importante che anche i medici di famiglia siano informati di questa nuova possibilità diagnostica.

 

SOS Mano – Chirurgia della mano e dei nervi periferici, Ticino
www.sossmano.ch

 

Riferimenti essenziali

 

Fensman SK, Ladefoged BT, Hartig-Andreasen C, et al. Early Diagnosis of ATTR-CM by Age- and Carpal Tunnel Biopsy-Guided Screening. JACC: Advances. 2026;5(5):102725. doi:10.1016/j.jacadv.2026.102725.

Decramer A. The “Unusual” Distal Median Nerve Neuropathy: new insights in diagnose and treatment. KU Leuven Research Portal – doctoral research project. https://research.kuleuven.be/portal/en/project/3M230054

Decramer A, Heras-Palou C, Van Nuffel M, Lattré T, Degreef I. Management of failed carpal tunnel decompression. EFORT Open Rev. 2025;10(6):352–360. doi:10.1530/EOR-2025-0058.

 

 

PD Dr. med. Thomas Giesen

Specialista FMH in Chirurgia ortopedica e Traumatologia dell’apparato locomotore

Specialista FMH in chirurgia della mano

Ars Medica Centro Medico

Via Cantonale  38

6928 Manno

 

Tel.: +41 78 200 03 09

Email: sosmano@hin.ch

L'angolino per i pazienti

 

Osteoporosi e fratture vertebrali: quando una vertebra può rompersi senza un vero trauma

 

L'osteoporosi è una malattia caratterizzata da una progressiva riduzione della resistenza dell'osso. Con il tempo, le vertebre possono diventare più fragili e, nei casi più avanzati, una frattura può verificarsi anche in seguito a un trauma minimo o durante un normale movimento della vita quotidiana.

Una caduta banale, sollevare un peso o talvolta anche un semplice movimento possono quindi essere sufficienti a provocare una frattura vertebrale da fragilità.

Come ci si accorge di una frattura vertebrale?

Il sintomo più frequente è un dolore improvviso e intenso alla schiena, generalmente ben localizzato nella regione dorsale o lombare. Il dolore tende ad aumentare stando in piedi, camminando o cambiando posizione e spesso migliora quando ci si sdraia.

Non tutte le fratture, tuttavia, provocano sintomi importanti e alcune vengono scoperte casualmente durante un esame eseguito per altri motivi.

In presenza di un sospetto, radiografie, TAC e soprattutto risonanza magnetica permettono di confermare la frattura, valutarne l'età e comprenderne le caratteristiche.

Frattura stabile o instabile: qual è la differenza?

Non tutte le fratture vertebrali sono uguali.

Una frattura stabile interessa generalmente la parte anteriore della vertebra senza compromettere in modo importante la stabilità della colonna. Nella maggior parte dei casi non vi è compressione delle strutture nervose e il trattamento può essere conservativo.

Una frattura instabile, invece, determina un'alterazione più importante della struttura della vertebra e può compromettere la normale stabilità della colonna. In alcuni casi frammenti ossei possono restringere il canale vertebrale e comprimere i nervi.

La distinzione è importante perché determina il tipo di trattamento e non può essere stabilita soltanto sulla base dell'intensità del dolore: è necessaria una valutazione delle immagini da parte dello specialista.

Come si cura una frattura stabile?

Nella maggior parte delle fratture osteoporotiche stabili il primo trattamento comprende terapia antidolorifica, mobilizzazione progressiva ed eventualmente l'utilizzo temporaneo di un busto.

L'obiettivo è controllare il dolore permettendo al paziente di tornare a muoversi il prima possibile ed evitando, soprattutto nelle persone anziane, le conseguenze negative di un'immobilizzazione prolungata.

Quando il dolore rimane molto importante nonostante il trattamento oppure impedisce al paziente di mobilizzarsi, in casi selezionati può essere presa in considerazione una cifoplastica. Attraverso piccole incisioni cutanee viene introdotto nella vertebra un sistema dedicato e successivamente del cemento osseo, con l'obiettivo di stabilizzare la frattura e ridurre il dolore.

E se la frattura è instabile?

Quando la frattura compromette la stabilità della colonna, determina una deformazione importante oppure provoca una compressione delle strutture nervose, può essere necessario un trattamento chirurgico.

A seconda delle caratteristiche della frattura, l'intervento può prevedere una stabilizzazione della colonna con viti e barre, eventualmente associata alla decompressione dei nervi. Nei pazienti con osteoporosi possono essere utilizzate tecniche specifiche per migliorare la tenuta degli impianti nell'osso fragile.

La scelta viene sempre personalizzata considerando il tipo di frattura, la qualità dell'osso, i sintomi, l'età e le condizioni generali del paziente.

Curare la frattura non basta: bisogna curare anche l'osteoporosi

Una frattura vertebrale da fragilità rappresenta un importante segnale di allarme.

Dopo aver trattato la vertebra è quindi fondamentale valutare anche la qualità dell'osso e, quando indicato, iniziare un trattamento specifico dell'osteoporosi. Questo può comprendere un adeguato apporto di calcio e vitamina D, attività fisica appropriata e farmaci specifici prescritti in base alle caratteristiche del singolo paziente.

L'obiettivo non è soltanto curare la frattura attuale, ma soprattutto ridurre il rischio di nuove fratture vertebrali o di altre fratture da fragilità in futuro.

Il messaggio chiave

Una frattura vertebrale non significa necessariamente un intervento chirurgico.

La maggior parte delle fratture stabili può essere trattata in modo conservativo. Quando invece la frattura è instabile, il dolore non permette di mobilizzarsi o sono coinvolte le strutture nervose, possono essere necessari trattamenti specifici.

Soprattutto, una frattura da fragilità non deve essere considerata un episodio isolato: riconoscere e trattare l'osteoporosi è fondamentale per proteggere la colonna e prevenire nuove fratture.

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Vi ringraziamo per avere dedicato il vostro tempo alla lettura della nostra Newsletter di Ottobre.

Ringraziamo calorosamente il PD Dr. med. Thomas Giesen per la sua preziosa partecipazione.

Speriamo ritrovarvi nomerosi nel mese di Novembre per il prossimo numero della nostra Newsletter.

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