Gli aggiornamenti clinici ed organizzativi di questo mese
Newsletter Settembre 2026

Newsletter Settembre 2026

Tempo di lettura: 10-15 min

 

Buongiorno a tutti,

 

Abbiamo il piacere di inviarvi l'edizione di Settembre della nostra Newsletter. Per questo mese, discuteremo una patologia molto comune: l'infiammazione dell'articolazione sacro-iliaca.

 

In questa edizione, abbiamo il piacere di ospitare lil Dr. med. Marco Marano che ci parlerà della personalizzazione della medicina dello sport.

 

 

Dolore sacroiliaco: diagnosi, infiltrazioni ecoguidate e radiofrequenza mini-invasiva

 

Il dolore dell’articolazione sacroiliaca è una causa frequente di lombalgia bassa e dolore gluteo. È spesso difficile da riconoscere perché può simulare una lombalgia discale, una sindrome faccettaria lombare o una sciatalgia.

Per il medico di famiglia, identificarlo precocemente è importante: una diagnosi corretta permette di evitare percorsi terapeutici inefficaci e di indirizzare il paziente verso un trattamento mirato.

 

Fattori di rischio

 

Il dolore sacroiliaco può comparire in seguito a un sovraccarico meccanico dell’articolazione o a un’alterazione della biomeccanica del bacino.

Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • Traumi lievi o ripetuti, anche senza una lesione maggiore evidente
  • Pregressa chirurgia lombare, in particolare interventi di stabilizzazione o artrodesi
  • Patologie dell’anca che modificano la distribuzione del carico
  • Patologie del ginocchio che determinano un’alterazione della marcia
  • Sovraccarichi funzionali ripetuti, professionali o sportivi
  • Gravidanza o pregressa gravidanza, per le modificazioni biomeccaniche e legamentose del bacino
  • Patologie infiammatorie articolari, da considerare soprattutto nei pazienti più giovani o con dolore notturno/infiammatorio.

Questi elementi non sono sufficienti da soli per porre diagnosi, ma devono far pensare all’articolazione sacroiliaca come possibile origine del dolore.

 

Quando sospettare un dolore sacroiliaco

 

Il dolore è generalmente localizzato nella regione lombosacrale bassa, spesso lateralizzato, in prossimità della spina iliaca postero-superiore.

Può irradiarsi verso:

  • Il gluteo
  • L’anca
  • L’inguine
  • La parte posteriore della coscia

A differenza di una vera radicolopatia, l’irradiazione non segue abitualmente un territorio neurologico preciso.

Il paziente riferisce spesso un peggioramento del dolore:

  • Nel passaggio da seduto a in piedi
  • Durante il cammino prolungato
  • Nel salire o scendere le scale
  • Nel girarsi nel letto
  • Quando mantiene a lungo una posizione asimmetrica

Diagnosi: prima di tutto clinica

 

La diagnosi si basa su anamnesi ed esame obiettivo.

Durante la visita, alcuni test provocativi specifici possono orientare verso un’origine sacroiliaca del dolore. Nessun test, preso singolarmente, è però sufficiente per confermare la diagnosi.

Il sospetto diventa più forte quando più manovre risultano positive e quando il quadro clinico è coerente con una sofferenza dell’articolazione sacroiliaca.

 

Ruolo degli esami radiologici

 

Radiografie, TAC o risonanza magnetica possono essere utili, ma soprattutto per escludere altre cause di dolore lombosacrale.

Permettono di valutare:

  • Discopatie lombari
  • Stenosi del canale
  • Fratture
  • Patologie infiammatorie
  • Patologie dell’anca
  • Altre cause di dolore lombare o gluteo

É possibile inoltre identificare dei segni indiretti dell'infiammazione sacro-iliaca, ma solo raramente è visibile una vera e propria reazione infiammatoria nell'articolazione. L’imaging da solo, tuttavia, non sempre consente di confermare che l’articolazione sacroiliaca sia la reale fonte del dolore e pertanto la diagnosi rimane soprattutto clinica e di esclusione.

 

Il primo trattamento: fisioterapia mirata

 

Il trattamento iniziale è conservativo.

La fisioterapia rappresenta il primo passo e deve essere mirata alla stabilizzazione del bacino e al controllo del movimento lombopelvico.

Gli obiettivi principali sono:

  • Migliorare la stabilità del bacino
  • Rinforzare la muscolatura del core
  • Correggere eventuali sovraccarichi funzionali
  • Ridurre le compensazioni posturali
  • Favorire un ritorno progressivo alle attività quotidiane

In molti pazienti, un programma riabilitativo ben condotto permette un miglioramento significativo.

 

 

Infiltrazioni sacroiliache ecoguidate

 

Quando il dolore persiste nonostante la fisioterapia, oppure quando è necessario confermare l’origine sacroiliaca del dolore, l’infiltrazione può essere molto utile.

Nel nostro studio eseguiamo le infiltrazioni dell’articolazione sacroiliaca in modo ecoguidato, direttamente in ambulatorio.

L’ecografia consente di:

  • Visualizzare i reperi anatomici
  • Seguire il posizionamento dell’ago in tempo reale
  • Migliorare la precisione della procedura
  • Ridurre l’invasività e la durata del gesto

L’infiltrazione ha un duplice obiettivo.

Da un lato, l’anestetico locale permette di valutare se la riduzione del dolore conferma l’origine sacroiliaca del disturbo.

Dall’altro, il cortisonico consente di ridurre l’infiammazione locale e può dare un beneficio terapeutico, spesso utile per permettere al paziente di proseguire meglio la fisioterapia.

 

Quando considerare la radiofrequenza

 

In alcuni pazienti l’infiltrazione dà un beneficio netto, ma temporaneo.

Il paziente migliora dopo l’infiltrazione, confermando l’origine sacroiliaca del dolore, ma il beneficio non è sufficientemente duraturo.

In questi casi, soprattutto quando si vuole evitare il ricorso ripetuto al cortisone, può essere discussa l’ablazione con radiofrequenza.

La radiofrequenza ha l’obiettivo di ridurre la trasmissione del dolore agendo sui piccoli rami nervosi responsabili della sensibilità dolorosa dell’articolazione sacroiliaca.

 

Radiofrequenza TAC-guidata intraoperatoria

 

Nel nostro centro eseguiamo l’ablazione con radiofrequenza con tecnica mini-invasiva TAC-guidata intraoperatoria.

Questa tecnologia permette:

  • Una pianificazione precisa dei punti di trattamento
  • Un controllo accurato della traiettoria degli strumenti
  • Una localizzazione affidabile delle strutture bersaglio
  • Una procedura mini-invasiva, di breve durata e riproducibile
  • Una riduzione del trauma chirurgico

L’obiettivo è offrire al paziente un trattamento mirato, preciso e sicuro, soprattutto nei casi in cui il dolore sacroiliaco sia stato confermato dalla risposta positiva alle infiltrazioni.

 

Un percorso progressivo e personalizzato

 

La presa a carico del dolore sacroiliaco deve essere graduale.

Si parte da una valutazione clinica accurata, si prosegue con fisioterapia mirata e, nei casi persistenti, si può ricorrere alle infiltrazioni ecoguidate.

Quando il beneficio delle infiltrazioni è chiaro ma temporaneo, la radiofrequenza TAC-guidata può rappresentare una soluzione mini-invasiva per ottenere un controllo più duraturo del dolore, limitando l’esposizione ripetuta al cortisone.

Nel nostro studio integriamo valutazione clinica, ecografia ambulatoriale e tecniche mini-invasive TAC-guidate per offrire un percorso completo e personalizzato ai pazienti con dolore sacroiliaco.

In pratica per il medico curante

 

  • Pensare all’articolazione sacroiliaca nei pazienti con dolore lombosacrale basso, dolore gluteo o dolore pseudo-sciatalgico non chiaramente radicolare.
  • Ricercare fattori di rischio come traumi ripetuti, pregressa chirurgia lombare, scoliosi, patologie dell’anca o del ginocchio, alterazioni della marcia e posture croniche scorrette.
  • Il dolore evocato in regione sacroiliaca e la positività di più test provocativi aumentano il sospetto clinico.
  • La RM o la TAC sono utili soprattutto per escludere diagnosi alternative, più che per confermare da sole l’origine sacroiliaca del dolore.
  • Il primo trattamento resta la fisioterapia mirata, con stabilizzazione del bacino, rinforzo del core e controllo del movimento lombopelvico.
  • In caso di dolore persistente, le infiltrazioni ecoguidate possono avere valore sia diagnostico sia terapeutico.
  • Se il beneficio dell’infiltrazione è netto ma temporaneo, la radiofrequenza TAC-guidata può rappresentare un’opzione mini-invasiva per ridurre il ricorso ripetuto al cortisone.

 

 

 

 

Per avere più informazioni su questa patologia e sulle opzioni di trattamento, ti invitiamo a visitare il nostro sito internet:

 

Infiammazione sacro iliaca

Radiofrequenza dell'articolazione sacro iliaca

 

 

Se necessita di una consulenza specialistica può contattarci tramite il modulo online o via e-mail: segretariato@neurochirurgia-robert.ch

 

News dello Studio:

In TV con Pronto Dottore su TeleTicino

Nei giorni scorsi abbiamo partecipato alla registrazione di una puntata di Pronto Dottore, il programma di TeleTicino dedicato alla salute e all’informazione medica.

Durante la trasmissione avremo l’occasione di parlare di neurochirurgia mininvasiva lombare, affrontando alcuni temi di interesse pratico anche per i pazienti e per i medici del territorio.

📺 La puntata andrà in onda sabato 19 settembre alle ore 20.00 su TeleTicino.

Un’occasione in più per condividere informazioni mediche in modo semplice e accessibile e per far conoscere meglio le possibilità diagnostiche e terapeutiche oggi disponibili in neurochirurgia.

 

 

La Personalizzazione nella Medicina dello Sport: Un Approccio Innovativo per la Salute degli Atleti

 

Negli ultimi anni, la medicina dello sport ha conosciuto un'evoluzione significativa, grazie all'integrazione di tecnologie avanzate e ad un crescente focus sulla personalizzazione degli allenamenti. Questo approccio non solo migliora le prestazioni atletiche, ma riveste un'importanza cruciale anche nella prevenzione degli infortuni, un aspetto fondamentale per ogni atleta, professionista o amatoriale.

L'importanza della personalizzazione

Ogni atleta è unico, con caratteristiche fisiche, psicologiche e di performance differenti. Per questo motivo, un programma di allenamento standardizzato può non essere sufficiente. La personalizzazione implica la creazione di piani di allenamento e recupero tailor-made, basati su diverse componenti chiave:

  • Analisi dei dati biometrici.

L'utilizzo di dispositivi indossabili, come smartwatches e fitness trackers, consente di monitorare una vasta gamma di parametri, tra cui battito cardiaco, consumo calorico, qualità del sonno e livelli di stress. Questi dati possono aiutare a identificare i momenti ottimali per l'allenamento e il recupero.

  • Valutazioni fisiologiche.

Test di forza, flessibilità e resistenza sono fondamentali per comprendere le capacità e le limitazioni di un atleta. Ad esempio, un atleta con un'alta forza nella parte superiore del corpo ma una bassa flessibilità nelle gambe potrebbe beneficiare di esercizi specifici per migliorare quest'ultima.

  • Storia infortuni.

Un'analisi approfondita della storia infortunistica dell'atleta è cruciale. Gli infortuni pregressi possono influenzare le scelte di allenamento e le strategie preventive. La personalizzazione permette di sviluppare programmi di allenamento che tengano conto di queste vulnerabilità, riducendo il rischio di infortuni futuri.

Prevenzione degli infortuni

La personalizzazione non si limita a migliorare le performance; è essenziale anche nella prevenzione degli infortuni. Attraverso un'analisi approfondita, i medici dello sport possono:

-Identificare movimenti rischiosi. Analisi video e biomeccaniche possono rivelare schemi di movimento che aumentano il rischio di infortuni. Correggere questi movimenti attraverso esercizi specifici è fondamentale per la sicurezza dell'atleta.

-Sviluppare esercizi specifici.

La creazione di un programma di allenamento che rinforzi le aree vulnerabili è cruciale. Ad esempio, un runner con una storia di infortuni al ginocchio potrebbe necessitare di esercizi di stabilità e rinforzo per il tronco e le gambe.

-Implementare strategie di recupero. Una parte essenziale della personalizzazione è il recupero. Gli atleti devono avere accesso a strategie di recupero adeguate, che possono includere tecniche di stretching, massaggi, terapia fisica e tecnologie di recupero, come le camere iperbariche.

 

Tecnologie emergenti

L'uso di tecnologie emergenti, come intelligenza artificiale e machine learning, sta rivoluzionando la medicina dello sport. Queste tecnologie possono analizzare enormi quantità di dati, fornendo raccomandazioni personalizzate per ogni atleta. Ad esempio, algoritmi avanzati possono prevedere il rischio di infortuni in base ai dati raccolti, permettendo agli allenatori e ai medici di intervenire in modo proattivo.

Inoltre, applicazioni mobile e piattaforme online consentono un monitoraggio costante e un feedback immediato. Gli atleti possono registrare i loro progressi, ricevere consigli personalizzati e comunicare direttamente con i loro allenatori e medici.

L'importanza della salute mentale

Un altro aspetto fondamentale della personalizzazione è il benessere psicologico. La salute mentale gioca un ruolo cruciale nelle performance sportive. È essenziale che i programmi di allenamento includano anche tecniche di gestione dello stress e di crescita mentale. Pratiche come la meditazione, la visualizzazione e il mindfulness possono aiutare gli atleti a mantenere un equilibrio tra corpo e mente, migliorando così le loro performance complessive.

Conclusione

La medicina dello sport è in continua evoluzione, e la personalizzazione dell'allenamento rappresenta una frontiera promettente. Investire in un approccio tailor-made non solo migliora le prestazioni, ma protegge anche la salute degli atleti, contribuendo a una carriera sportiva più lunga e sana. È un approccio che richiede collaborazione tra allenatori, medici e atleti, ma i risultati possono essere straordinari.

La personalizzazione non è solo una tendenza; è il futuro della medicina dello sport.

 

Dr. med. Marco Marano

Direttore Medico Swiss Olympic Center

Centro dello Sport Ars Medica

Via Cantonale  38

6928 Manno

 

Tel.: +41 91 611 62 05

Email: studiomarano@arsmedica.ch

L'angolino per i pazienti

 

Quando camminare diventa difficile: la stenosi del canale lombare

 

Con il passare degli anni, la colonna vertebrale va incontro a normali fenomeni di usura. In alcune persone, l'ispessimento delle articolazioni e dei legamenti della colonna può determinare un progressivo restringimento del canale vertebrale, riducendo lo spazio disponibile per i nervi. Questa condizione prende il nome di stenosi del canale lombare.

Un sintomo caratteristico: camminare diventa sempre più difficile

A differenza della classica sciatica, il disturbo principale non è sempre un dolore costante lungo una gamba. Molti pazienti riferiscono invece dolore, pesantezza, formicolii o debolezza alle gambe che compaiono soprattutto camminando o rimanendo a lungo in piedi.

È caratteristico il fatto che questi disturbi migliorino fermandosi, sedendosi oppure piegandosi leggermente in avanti. Alcune persone riescono, per esempio, a percorrere distanze maggiori appoggiandosi al carrello della spesa o camminando in salita rispetto a quando camminano normalmente in piano.

Questo fenomeno viene chiamato claudicatio neurogena e, con il progredire della stenosi, la distanza che il paziente riesce a percorrere senza fermarsi può progressivamente ridursi.

Come viene fatta la diagnosi?

La visita specialistica permette innanzitutto di comprendere le caratteristiche dei disturbi e di escludere altre possibili cause, in particolare problemi vascolari o articolari.

Quando si sospetta una stenosi, la risonanza magnetica (RM) della colonna lombare rappresenta l'esame principale: permette di visualizzare il canale vertebrale e verificare se esiste una compressione dei nervi. Come sempre, le immagini devono essere interpretate insieme ai sintomi e all'esame clinico del paziente.

 

È sempre necessario operare?

No. Nei casi meno importanti, soprattutto quando la capacità di camminare è ancora buona, è possibile iniziare con un trattamento conservativo basato su attività fisica adattata, fisioterapia, terapia farmacologica ed eventualmente infiltrazioni.

Quando invece la compressione diventa importante e la difficoltà nel camminare limita significativamente la vita quotidiana, può essere indicato un intervento di decompressione del canale vertebrale.

Presso il nostro studio privilegiamo, quando possibile, una tecnica mini-invasiva transmuscolare. Attraverso un'incisione di circa 2 cm e un piccolo accesso tra i muscoli della schiena è possibile raggiungere il canale vertebrale e liberare i nervi compressi, preservando il più possibile la muscolatura e le strutture della colonna.

L'obiettivo dell'intervento non è quindi quello di "cambiare" la colonna vertebrale, ma di restituire ai nervi lo spazio di cui hanno bisogno, cercando di ridurre il trauma chirurgico e favorire una ripresa più rapida.

Il messaggio importante: se la distanza che riuscite a percorrere a piedi si riduce progressivamente a causa di dolore, pesantezza o debolezza alle gambe, non bisogna necessariamente attribuire questi sintomi semplicemente all'età. Una valutazione specialistica può identificarne la causa e permettere di scegliere il trattamento più appropriato.

 

 

 

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Ringraziamo calorosamente il Dr. med. Marco Marano per la sua preziosa partecipazione.

Speriamo ritrovarvi nomerosi nel mese di Ottobre per il prossimo numero della nostra Newsletter.

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