Gli aggiornamenti clinici ed organizzativi di questo mese
Newsletter Agosto 2026

Newsletter Agosto 2026

Tempo di lettura: 10-15 min

 

Buongiorno a tutti,

 

Abbiamo il piacere di inviarvi l'edizione di Agosto della nostra Newsletter. Per questo mese, discuteremo le motivazioni e indicazioni alla stabilizzazione lombare in casi degenerativi.

 

In questa edizione, abbiamo il piacere di ospitare lil Dr. med. Jean-Claude Sedran che ci parlerà di chirurgia specifica della spalla.

 

Siamo lieti di aprire questa nuova edizione della nostra newsletter ringraziandovi per il crescente interesse e la fiducia dimostrata: la nostra comunità ha recentemente superato i 500 iscritti.

 

Quando la decompressione non basta: perché associare una stabilizzazione TLIF?

 

Nella stenosi lombare l’obiettivo principale dell’intervento è liberare le strutture nervose compresse. In molti pazienti, quando il segmento vertebrale è stabile, una decompressione mini-invasiva isolata rappresenta il trattamento più appropriato.

In altri casi, tuttavia, la compressione neurologica è associata a una instabilità meccanica della colonna. Una semplice decompressione potrebbe allora non correggere la causa del problema oppure aumentare ulteriormente la mobilità patologica del segmento. In queste situazioni può essere indicato associare una stabilizzazione TLIF (Transforaminal Lumbar Interbody Fusion).

Quando proponiamo una TLIF?

La stabilizzazione viene presa in considerazione soprattutto in presenza di:

  • spondilolistesi degenerativa o istmica;
  • stenosi lombare associata a instabilità documentata;
  • stenosi foraminale con perdita importante dell’altezza discale;
  • discopatia degenerativa dolorosa con alterazione della stabilità segmentaria;
  • instabilità dopo una precedente decompressione;
  • recidiva di ernia discale associata a degenerazione e instabilità;
  • pseudoartrosi o degenerazione di una precedente fusione.

La decisione non dipende esclusivamente dalla risonanza magnetica. Deve integrare i sintomi, l’esame neurologico, le radiografie dinamiche, la TAC, l’allineamento della colonna e la quantità di strutture articolari che sarà necessario rimuovere durante la decompressione.

 

Decomprimere e ristabilire la stabilità

 

La TLIF permette di eseguire nello stesso intervento due gesti complementari:

  1. decomprimere le radici nervose, rimuovendo in modo mirato osso, articolazione e legamento ispessito;
  2. stabilizzare il segmento, mediante una cage intersomatica, viti trans-peduncolari e barre.

La cage contribuisce a ristabilire l’altezza del disco e dello spazio foraminale, mentre la strumentazione posteriore mantiene stabile il segmento durante il processo di fusione ossea.

Nel nostro centro l’intervento viene realizzato con una tecnica mini-invasiva trans-tubulare, sotto microscopio e con l’ausilio della TAC intraoperatoria e della neuronavigazione. Questo approccio consente di limitare il traumatismo della muscolatura paravertebrale e di posizionare con precisione il materiale di osteosintesi.

Il PD Dr. Thomas Robert e la Dr.ssa Sara Bonasia hanno maturato un’esperienza congiunta di oltre 1.000 interventi di decompressione e stabilizzazione vertebrale per patologie degenerative.

 

Una scelta personalizzata

 

Non tutte le stenosi richiedono una fusione e non tutte le instabilità devono essere trattate nello stesso modo. Il principio è proporre la procedura meno invasiva capace di risolvere sia la compressione neurologica sia il problema meccanico.

Quando la colonna è stabile, privilegiamo la decompressione isolata. Quando invece la stabilità è compromessa, la TLIF permette di evitare che la decompressione lasci o crei un segmento doloroso e instabile.

 

 

La scelta tra approccio anteriore e posteriore non dipende quindi da una preferenza tecnica assoluta, ma da una valutazione personalizzata. La localizzazione dell’ernia, il tipo di compressione, la presenza di osteofiti, l’allineamento cervicale, la stabilità del segmento e i sintomi del paziente sono tutti elementi determinanti.

In sintesi, l’approccio anteriore è spesso preferito quando la compressione si trova davanti al midollo o alla radice nervosa, quando il disco è degenerato o quando è necessario ricostruire lo spazio discale. L’approccio posteriore può invece rappresentare una valida alternativa nei casi di ernia laterale o foraminale, quando l’obiettivo è decomprimere una radice nervosa preservando la mobilità cervicale.

La chirurgia moderna della colonna cervicale non si basa su una tecnica unica valida per tutti, ma su un trattamento mirato e personalizzato. L’obiettivo è scegliere l’approccio più efficace e meno invasivo possibile, proteggendo le strutture nervose e rispettando al massimo la biomeccanica del rachide cervicale.

In pratica per il medico inviante

Una valutazione per possibile TLIF è particolarmente utile quando la stenosi lombare si associa a:

  • spondilolistesi;
  • dolore lombare meccanico rilevante;
  • stenosi foraminale con collasso discale;
  • instabilità alle radiografie dinamiche;
  • precedente chirurgia decompressiva;
  • necessità prevista di resezione articolare estesa.

 

 

 

Se vuoi saperne di più su questa patologia e sul suo trattamento puoi visitare le pagine dedicate del nostro sito web.

Ernia del disco lombare

Canale lombare stretto

Instabilità vertebrale

Stabilizzazione TLIF mininvasiva: tecnica operatoria

 

Se necessita di una consulenza specialistica può contattarci tramite il modulo online o via e-mail: segretariato@neurochirurgia-robert.ch

 

News dello Studio:

Simposi di ortopedia e chirurgia della colonna

 

Abbiamo il piacere di organizzare due Simposi nel mese di Settembre 2026 con i nostri Colleghi ortopedici con cui collaboriamo.

  • Giovedì 10 Settembre 2026 alla Clinica Ars Medica, Gravesano
  • Giovedì 24 Settembre 2026 al Dorint Resort & Spa, Riazzino


Durante i simposi verranno affrontati argomenti di interesse comune tra ortopedia e neurochirurgia, con particolare attenzione alla diagnosi, alla presa a carico e alle opzioni terapeutiche moderne.

Oltre al valore scientifico e formativo, gli eventi rappresenteranno anche un’importante occasione di scambio professionale e conoscenza tra colleghi attivi sul territorio.

Per iscriversi e visionare il programma completo:

👉 https://lnkd.in/e5uSTZpD
o attraverso il QR code in basso

Vi aspettiamo numerosi!

 

Il transfer del Latissimus dorsi in lesioni massive della cuffia dei rotatori in assenza di omartrosi

 

 Nel 1988 il Prof Christian Gerber pubblico’ questa nuova tecnica chirurgica open da adottare in caso di lesione massiva della cuffia dei rotatori non piu’ riparabile in assenza di omartrosi in pazienti attivi giovani e relativamente (in linea di massima con età inferiore ai 70-72 anni)

Il Prof Gerber aveva rivisitato una precedente tecnica chirurgica ortopedica ideata nel 1934 da L’Episcopo   per correggere la paralisi ostetrica del plesso brachiale.

Oggi tale tecnica eseguita inizialmente in open, è stata evoluta con l’assistenza dell’artroscopia (con riduzione di aderenze e un recupero postoperatorio piu’ veloce) o completamente per via artroscopica ( quest’ultima poco usata perché ha portato un tasso elevato di lesioni del nervo radiale anche in mani di chirurghi esperti).

Indicazioni

  • lesione massiva della cuffia dei rotatori: lesioni irreparabili del tendine sovraspinoso e sottospinoso (infraspinato)con importante degenerazione grassosa muscolare(Goutallier II-III) e retrazione tendinea (Patte III) in assenza di omartrosi  o lieve.
  • Perdita di funzione attiva: Dolore cronico associato a grave impotenza funzionale nei movimenti di rotazione esterna ed elevazione/abduzione del braccio
  • Pazienti motivati e attivi: Soggetti che mantengono una buona funzionalità del muscolo deltoide e senza gravi alterazioni artrosiche avanzate dell'articolazione (omartrosi eccentrica grave)

Controindicazioni (Quando non si fa)

 

  • Presenza di artrosi severa della spalla (in questi casi si preferisce una protesi inversa).
  • Lesione associata e irreparabile del sottoscapolare (controindicazione relativa).
  • Paralisi del deltoide o spalla pseudo-paralitica grave

 

Tecnica chirurgica schematizzata

 

1.Prelievo con posizione sul fianco ed arto superiore elevato

2. Preparazione artroscopica testa omerale (foot print) con fresa

 

3. Transfer tendineo(A) tra capo lungo del tricipite omerale e deltoide e fissazione sul footprint con due viti artroscopiche (B-C-D)

Complicazioni possibile

  • Infezioni e sanguinamenti: Infezioni della ferita o piccoli ematomi nell'area della spalla o della schiena.
  • Danni ai nervi: Lesioni o stiramenti dei rami vicini al plesso brachiale, che causano formicolio o perdita temporanea di sensibilità. Lesione nervo ascellare con ipomobilità del muscolo deltoide
  • Fallimento dell'ancoraggio: Rottura o distacco del tendine fissato all'omero prima della completa guarigione ossea.
  • Rigidità e dolore residuo: Blocco dei movimenti o persistenza di dolore durante i primi mesi di fisioterapia.
  • Risultato funzionale scarso: Il muscolo trasferito non si adatta bene al nuovo compito di sollevare e ruotare il braccio.
  • Artrosi gleno-omerale: si puo’ risolvere il problema con un intervento di protesizzazione inversa della spalla.

 

Possibili alternative a questa tecnica chirurgica

 

1. Superior capsular reconstruction(SCR) proposto nel 2013 dal chirurgo giapponese Dr. Teruhisa Mihata: intervento che ripristina la stabilità superiore della testa dell'omero usando un innesto suino o autologo (come la fascia lata) fissato tra la glena e l'omero.

2. Lower trapezius transfer è un intervento chirurgico ortopedico avanzato per la spalla. Serve a trattare le lesioni massive e irreparabili della cuffia dei rotatori postero-superiore (sovraspinato e infraspinato), ripristinando la forza di rotazione esterna e la stabilità della spalla. Si usa spesso un innesto tendineo (come un allograft da Achille) per collegare il muscolo all'omero.

Personale esperienza

Nella mia esperienza ho provato tutte le tecniche qui descritte e nonostante il transfer della parte inferiore del trapezio con allograft stia fornendo dei buoni risultati, ho trovato nel transfer del gran dorsale un miglior recupero di forza nell’elevazione piu’ vicino alla normale funzionalità della spalla , a scapito comunque di un deficit di extrarotazione.

 

Dr. med. Jean-Claude Sedran

 

Specialista in Ortopedia e Traumatologia dell’Apparato locomotore FMH

Medico aggiunto Ars Medica Clinic

Via Cantonale  38

6928 Manno

 

Tel.: +41 91.612 24 17

Email: studio.sedran@hin.ch

L'angolino per i pazienti

 

Quando il dolore scende nella gamba: la sciatica

 

Molte persone utilizzano il termine "sciatica" per descrivere un dolore che parte dalla parte bassa della schiena e si irradia verso il gluteo, la coscia, il polpaccio o addirittura fino al piede. Questo tipo di dolore è diverso dal comune mal di schiena: nella maggior parte dei casi è causato dall'irritazione o dalla compressione di una radice nervosa, spesso in seguito a un'ernia del disco o a un restringimento del canale vertebrale.

Oltre al dolore, possono comparire formicolii, alterazioni della sensibilità o una sensazione di debolezza della gamba. Questi sintomi meritano sempre una valutazione medica, soprattutto se tendono a peggiorare o persistono per diverse settimane.

Dopo la visita specialistica, quando si sospetta una compressione del nervo, l'esame di riferimento è la risonanza magnetica (RM). Questo esame permette di visualizzare con grande precisione i dischi intervertebrali, i nervi e il canale vertebrale, aiutando a individuare la causa del dolore e a scegliere il trattamento più appropriato. È importante ricordare che la risonanza magnetica deve sempre essere interpretata insieme ai sintomi e all'esame clinico, poiché non tutte le alterazioni osservate sono necessariamente responsabili del dolore.

Fortunatamente, la maggior parte degli episodi di sciatica migliora senza intervento chirurgico. Il trattamento iniziale comprende generalmente farmaci, il mantenimento di un'attività fisica compatibile con il dolore e un programma di fisioterapia mirato. Il riposo assoluto prolungato, al contrario, è raramente consigliato e può rallentare il recupero.

Quando il dolore rimane molto intenso o limita in modo importante la qualità di vita, è possibile ricorrere a una infiltrazione periradicolare. Questa procedura permette di depositare un farmaco antinfiammatorio direttamente in prossimità del nervo infiammato, riducendo il dolore e facilitando la ripresa delle normali attività e della fisioterapia.

Presso il nostro studio eseguiamo queste infiltrazioni sotto guida ecografica. L'ecografia consente di individuare in tempo reale le strutture anatomiche, evitando completamente l'esposizione ai raggi X. Si tratta di una tecnica moderna che permette di eseguire la procedura in modo preciso, rapido e generalmente ben tollerato dal paziente.

L'intervento chirurgico viene preso in considerazione quando il dolore non migliora con le terapie conservative, quando è presente una significativa perdita di forza o, più raramente, in presenza di situazioni neurologiche urgenti. Presso il nostro studio privilegiamo la chirurgia mini-invasiva transmuscolare, una tecnica che consente di realizzare incisioni di pochi centimetri, ridurre al minimo il trauma muscolare, limitare il dolore postoperatorio e favorire un recupero più rapido rispetto alla chirurgia tradizionale.

Il messaggio più importante è semplice: una diagnosi corretta è il primo passo verso il trattamento più efficace. Riconoscere la causa della sciatica permette di scegliere la terapia più adatta, evitando sia trattamenti inutili sia ritardi quando è necessario intervenire.

L'intervento chirurgico viene preso in considerazione quando il dolore non migliora con le terapie conservative, quando è presente una significativa perdita di forza o, più raramente, in presenza di situazioni neurologiche urgenti. Presso il nostro studio privilegiamo la chirurgia mini-invasiva transmuscolare, una tecnica che consente di realizzare incisioni di pochi centimetri, ridurre al minimo il trauma muscolare, limitare il dolore postoperatorio e favorire un recupero più rapido rispetto alla chirurgia tradizionale.

Il messaggio più importante è semplice: una diagnosi corretta è il primo passo verso il trattamento più efficace. Riconoscere la causa della sciatica permette di scegliere la terapia più adatta, evitando sia trattamenti inutili sia ritardi quando è necessario intervenire.

 

 

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Vi ringraziamo per avere dedicato il vostro tempo alla lettura della nostra Newsletter di Agosto.

Ringraziamo calorosamente il Dr. med. Jean Claude Sedran per la sua preziosa partecipazione.

Speriamo ritrovarvi nomerosi nel mese di Settembre per il prossimo numero della nostra Newsletter.

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