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Newsletter Luglio 2026
Tempo di lettura: 10-15 min
Buongiorno a tutti,
Abbiamo il piacere di inviarvi l'edizione di Luglio della nostra Newsletter. Per questo mese, discuteremo le differenze tra l'approccio anteriore e posteriore per il trattamento di un ernia discale cervicale.
In questa edizione, abbiamo il piacere di ospitare la Signora Danja Santini, fisioterapista sportiva, Centro dello sport Ars Medica di Manno.
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Ernia discale cervicale: approccio anteriore o posteriore?
L’ernia discale cervicale è una causa frequente di dolore cervicale irradiato al braccio, spesso associato a formicolii, perdita di sensibilità o riduzione della forza. Quando la compressione interessa il midollo spinale, possono comparire segni più importanti, come difficoltà nella marcia, perdita di precisione nei movimenti fini delle mani o disturbi neurologici progressivi.
Nella maggior parte dei casi, il trattamento iniziale rimane conservativo. Tuttavia, quando il dolore persiste nonostante una presa a carico adeguata, oppure quando compaiono deficit neurologici, la chirurgia può offrire una soluzione rapida ed efficace.
Nel nostro studio, trattiamo regolarmente le patologie degenerative della colonna cervicale con tecniche microchirurgiche e mini-invasive. La nostra filosofia è semplice: scegliere l’approccio più mirato possibile, ridurre al minimo il trauma chirurgico e favorire un recupero postoperatorio rapido.

L’approccio anteriore, noto come discectomia cervicale anteriore con fusione, o ACDF, è una tecnica di riferimento per il trattamento delle patologie compressive del rachide cervicale. Attraverso una piccola incisione nella parte antero-laterale destra del collo, si raggiunge direttamente il disco patologico. Il disco viene rimosso, la radice nervosa o il midollo spinale vengono decompressi sotto controllo microscopico e lo spazio discale viene ricostruito mediante una gabbia intersomatica. Questa ricostruzione permette di ripristinare l’altezza del disco, stabilizzare il segmento e favorire la fusione ossea.
Il vantaggio principale dell’approccio anteriore è la possibilità di trattare direttamente la causa della compressione. È particolarmente indicato nelle ernie centrali o paramediane, nelle compressioni anteriori del midollo spinale, nei conflitti disco-osteofitici e nei casi in cui il disco sia degenerato o abbia perso altezza. Permette inoltre di migliorare l’altezza foraminale e di ottenere una stabilizzazione duratura del segmento interessato.
Nel nostro centro, la discectomia cervicale anteriore viene eseguita con tecnica mini-invasiva e microchirurgica. L’accesso avviene rispettando le strutture anatomiche e senza sezione muscolare. La mobilizzazione è generalmente precoce, l’ospedalizzazione è breve, circa 48 ore, e non è necessario l’utilizzo di un collare cervicale.
Gli svantaggi dell’approccio anteriore sono legati al passaggio attraverso strutture delicate del collo, come esofago, trachea, vasi sanguigni e nervi laringei. Per questo motivo, dopo l’intervento possono comparire transitoriamente difficoltà alla deglutizione, fastidio alla gola o alterazioni della voce. Si tratta generalmente di disturbi temporanei. Il limite principale è rappresentato dalla fusione del segmento operato: quel livello perde mobilità, ed anche se nella maggior parte dei casi questo non comporta una limitazione funzionale percepibile può favorire la degenerazione dei dischi adiacenti.

L’approccio posteriore viene invece eseguito dalla parte posteriore del collo. In casi selezionati, permette di decomprimere una radice nervosa mediante una foraminotomia cervicale, cioè l’allargamento dello spazio attraverso cui il nervo esce dalla colonna. Questo approccio può essere indicato soltanto nelle ernie laterali o foraminali, quando la compressione interessa una singola radice nervosa e non vi è una compressione significativa del midollo spinale.
Il vantaggio principale dell’approccio posteriore è la possibilità di decomprimere la radice nervosa senza rimuovere completamente il disco e senza eseguire una fusione vertebrale. Questo consente di preservare la mobilità del segmento cervicale.
Tuttavia, l’approccio posteriore non è adatto a tutte le situazioni. Non rappresenta generalmente la scelta ideale in caso di ernia centrale, compressione midollare, cifosi cervicale, instabilità vertebrale o degenerazione discale avanzata. Inoltre, poiché l’accesso avviene attraverso la muscolatura posteriore del collo, può essere associato a dolore muscolare cervicale nel periodo postoperatorio.

La scelta tra approccio anteriore e posteriore non dipende quindi da una preferenza tecnica assoluta, ma da una valutazione personalizzata. La localizzazione dell’ernia, il tipo di compressione, la presenza di osteofiti, l’allineamento cervicale, la stabilità del segmento e i sintomi del paziente sono tutti elementi determinanti.
In sintesi, l’approccio anteriore è spesso preferito quando la compressione si trova davanti al midollo o alla radice nervosa, quando il disco è degenerato o quando è necessario ricostruire lo spazio discale. L’approccio posteriore può invece rappresentare una valida alternativa nei casi di ernia laterale o foraminale, quando l’obiettivo è decomprimere una radice nervosa preservando la mobilità cervicale.
La chirurgia moderna della colonna cervicale non si basa su una tecnica unica valida per tutti, ma su un trattamento mirato e personalizzato. L’obiettivo è scegliere l’approccio più efficace e meno invasivo possibile, proteggendo le strutture nervose e rispettando al massimo la biomeccanica del rachide cervicale.
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In pratica per il medico curante
- Una cervicobrachialgia persistente nonostante terapia conservativa ben condotta merita una valutazione specialistica, soprattutto se associata a parestesie o deficit motorio.
- La presenza di perdita di forza, disturbi della motricità fine, difficoltà nella marcia o segni di mielopatia cervicale richiede un invio rapido.
- La RM cervicale è l’esame di riferimento per valutare la sede dell’ernia, il grado di compressione radicolare o midollare e l’eventuale sofferenza del midollo.
- L’approccio anteriore è spesso indicato nelle ernie centrali o paramediane, nelle compressioni midollari anteriori e nei casi con degenerazione discale significativa.
- L’approccio posteriore può essere discusso in casi selezionati di ernie laterali o foraminali, quando l’obiettivo è decomprimere una singola radice nervosa preservando la mobilità cervicale.
Se vuoi saperne di più su questa patologia e sul suo trattamento puoi visitare le pagine dedicate del nostro sito web.
Ernia del disco cervicale
Discectomia cervicale anteriore
Decompressione cervicale posteriore
Se necessita di una consulenza specialistica può contattarci tramite il modulo online o via e-mail: segretariato@neurochirurgia-robert.ch
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News dello Studio:
Simposi di ortopedia e chirurgia della colonna
Abbiamo il piacere di organizzare due Simposi nel mese di Settembre 2026 con i nostri Colleghi ortopedici con cui collaboriamo.
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Giovedì 10 Settembre 2026 alla Clinica Ars Medica, Gravesano
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Giovedì 24 Settembre 2026 al Dorint Resort & Spa, Riazzino
Durante i simposi verranno affrontati argomenti di interesse comune tra ortopedia e neurochirurgia, con particolare attenzione alla diagnosi, alla presa a carico e alle opzioni terapeutiche moderne.
Oltre al valore scientifico e formativo, gli eventi rappresenteranno anche un’importante occasione di scambio professionale e conoscenza tra colleghi attivi sul territorio.
Per iscriversi e visionare il programma completo:
👉 https://lnkd.in/e5uSTZpD o attraverso il QR code in basso
Vi aspettiamo numerosi!
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Il mal di schiena secondo il fisioterapista: perché serve un cambio di paradigma
Il mal di schiena cronico è una delle condizioni più diffuse e più fraintese della medicina moderna. Milioni di persone convivono ogni giorno con un dolore lombare che limita il lavoro, il movimento e la qualità della vita, spesso dopo aver provato radiografie, risonanze, farmaci, infiltrazioni e cicli di terapia manuale senza un vero miglioramento a lungo termine. Come fisioterapisti, il primo passo per aiutare davvero queste persone è mettere in discussione un modello che ha dominato per decenni: quello puramente biomeccanico.
I limiti del modello strutturale
Per molto tempo il dolore lombare è stato interpretato come il sintomo diretto di un danno tissutale: un disco "consumato", una vertebra "storta", un muscolo "debole". Questo modello ha una logica intuitiva, ma non regge al confronto con i dati. Come sappiamo numerosi studi di imaging mostrano alterazioni discali, protrusioni o segni di artrosi anche in persone che non hanno mai avuto dolore alla schiena. Nella grande maggioranza dei casi di lombalgia cronica non è possibile identificare una causa strutturale specifica: si parla infatti di lombalgia non specifica.
Questo non significa che il dolore non sia reale — lo è, ed è spesso invalidante. Significa che il dolore cronico raramente dipende da un singolo elemento anatomico "rotto", ma emerge da un'interazione complessa tra fattori fisici, cognitivi, emotivi e comportamentali. È qui che entra in gioco il modello biopsicosociale, e con esso un approccio terapeutico specifico sviluppato proprio da fisioterapisti: la Cognitive Functional Therapy (CFT).
Cos’e la Cognitive Functional Therapy
La CFT è un modello di trattamento ideato dal fisioterapista e ricercatore australiano Peter O’Sullivan, insieme al suo team, pensato specificamente per la gestione del mal di schiena persistente. Non è una tecnica isolata (come una manipolazione o un singolo esercizio), ma un percorso individualizzato che integra la componente cognitiva ed educativa con quella comportamentale e motoria. L'obiettivo non è "correggere" una postura o rinforzare un muscolo specifico, ma aiutare la persona a comprendere il proprio dolore, ridurre le paure e i comportamenti protettivi disfunzionali, e tornare gradualmente a muoversi e vivere in modo attivo.
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- Making sense of pain – dare un senso al dolore
Il primo pilastro consiste nell'aiutare la persona a costruire una comprensione più accurata e meno minacciosa del proprio dolore. Già nel 2003 il libro “Explain Pain” di David Butler e Lorimer Moseley presentava una prospettiva innovativa sulla natura e il trattamento del dolore che non è semplicemente una risposta diretta a uno stimolo nocivo, ma piuttosto un'elaborazione complessa del sistema nervoso centrale, influenzata da fattori biologici, psicologici e sociali. (1) Alcuni pazienti purtroppo arrivano in fisioterapia convinti che la schiena sia "fragile", "danneggiata" o "da proteggere", e questo a volte dopo aver effettuato ricerche su Internet a partire da immagini radiologiche, una pratica oggi sempre più diffusa grazie agli strumenti di intelligenza artificiale, senza tuttavia confrontarsi con uno specialista. In questi casi il lavoro del fisioterapista diventa educativo partendo dalla conoscenza della sua storia specifica: quando è comparso il dolore, cosa lo aumenta, cosa lo riduce, quali pensieri e quali emozioni lo accompagnano. Non si tratta di una lezione generica di anatomia, ma di un percorso personalizzato di rieducazione al dolore, costruito sui fattori di rischio individuali (stress, sonno, inattività, paura del movimento, credenze errate).
- Exposure with control – esposizione controllata al movimento
Il secondo pilastro riguarda il comportamento motorio. Chi soffre di mal di schiena cronico sviluppa spesso pattern di movimento protettivi: irrigidisce il tronco, evita certe posizioni (piegarsi in avanti, stare seduto a lungo, sollevare pesi), cammina con cautela eccessiva. Questi comportamenti, inizialmente adattivi, nel tempo alimentano il circolo vizioso di dolore-paura-evitamento e possono peggiorare la disabilità. Il fisioterapista guida quindi un percorso di esposizione graduale e controllata proprio ai movimenti temuti, in un contesto sicuro, mostrando alla persona — nel corpo, non solo a parole — che può muoversi diversamente da come si aspettava, senza che questo comporti un danno.
- Lifestyle change – cambiamento dello stile di vita
Il terzo pilastro allarga lo sguardo oltre la schiena: attività fisica generale, qualità del sonno, gestione dello stress, livelli di attivazione muscolare cronica e abitudini quotidiane. Il dolore lombare persistente si associa spesso a sedentarietà, sonno disturbato e sovraccarico da stress; lavorare su queste aree fa parte integrante del percorso, non è un accessorio.
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Cosa dice la ricerca
La CFT non è solo una proposta teorica: è stata studiata in diversi trial randomizzati controllati. Uno dei più noti, condotto in Norvegia, ha confrontato la CFT "classification-based" con un trattamento di terapia manuale ed esercizio in pazienti con lombalgia cronica non specifica. (2) Il gruppo trattato con CFT ha ottenuto miglioramenti significativamente superiori sia sul piano statistico che clinico rispetto al gruppo di terapia manuale ed esercizio, con un miglioramento dell'indice di disabilità di Oswestry di 13,7 punti contro 5,5, e una riduzione dell'intensità del dolore di 3,2 punti contro 1,5.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un approccio promettente, superiore in diversi confronti diretti ai trattamenti convenzionali basati solo su esercizio e terapia manuale, ma che — come ogni intervento in ambito di dolore cronico — non è una soluzione miracolosa valida per chiunque e in ogni contesto.
Conclusione
Il mal di schiena cronico non va combattuto come se fosse un semplice problema meccanico da "riparare". La Cognitive Functional Therapy rappresenta bene il cambio di paradigma che la fisioterapia moderna sta attraversando: dal trattare una struttura al trattare una persona, nella sua interezza fisica, cognitiva ed emotiva. Per il fisioterapista, questo significa un ruolo più ampio e più impegnativo di quello di semplice "tecnico del movimento": diventare una guida che aiuta il paziente a ricostruire fiducia nel proprio corpo, riconciliarsi con il movimento e riprendere in mano la propria vita, dolore o non dolore.
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L'angolino per i pazienti
Mal di schiena: non sempre è colpa dell’ernia del disco
Quando compare un mal di schiena, molte persone pensano immediatamente a un’ernia del disco. In realtà, nella maggior parte dei casi il dolore non è causato dalla compressione di un nervo, ma dall’usura delle articolazioni posteriori della colonna vertebrale, chiamate articolazioni faccettarie, oppure dalla contrattura dei muscoli che sostengono la schiena.
Questo tipo di dolore è generalmente localizzato nella regione lombare, tende ad aumentare dopo essere rimasti a lungo in piedi o durante alcuni movimenti e, nella maggior parte dei casi, non si accompagna a dolore che scende lungo la gamba o a disturbi neurologici.
La buona notizia è che esistono numerose possibilità di trattamento e che solo raramente è necessario ricorrere alla chirurgia. Il primo passo consiste quasi sempre in un trattamento conservativo, che può comprendere:
- un programma di fisioterapia personalizzato per migliorare la mobilità e rinforzare la muscolatura del tronco;
- consigli ergonomici e modifiche delle attività quotidiane;
- farmaci antinfiammatori o antidolorifici quando necessari.
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Quando questi trattamenti non sono sufficienti, è possibile ricorrere alle infiltrazioni mirate delle articolazioni dolorose. Oltre ad avere un’importante funzione terapeutica, le infiltrazioni permettono spesso anche di confermare con precisione l’origine del dolore.
Presso il nostro studio eseguiamo queste procedure sotto guida ecografica. L’ecografia consente di visualizzare in tempo reale le strutture anatomiche, evitando completamente l’esposizione ai raggi X. Questo rende la procedura più rapida, più confortevole per il paziente e altamente precisa, permettendo nella maggior parte dei casi di tornare alle normali attività già nelle ore successive.
Ogni paziente è diverso e non esiste un trattamento valido per tutti. Una valutazione specialistica permette di individuare la causa del dolore e di costruire un percorso terapeutico personalizzato, scegliendo la soluzione meno invasiva e più efficace.
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Vi ringraziamo per avere dedicato il vostro tempo alla lettura della nostra Newsletter di Luglio.
Ringraziamo calorosamente Danja Santini per la sua preziosa partecipazione.
Speriamo ritrovarvi nomerosi nel mese di Agosto per il prossimo numero della nostra Newsletter.
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