Newsletter Maggio 2026

Tempo di lettura: 10-15 min

 

Buongiorno a tutti,

 

Abbiamo il piacere di inviarvi l'edizione di Maggio della nostra Newsletter. Per questo mese, approfondiremo il tema della mielopatia cervicale.

 

In questa edizione, abbiamo il piacere di ospitare il Dr. Med Michele Palazzuolo, che ci parlerà di dolore all'anca nel paziente attivo.

 

Mielopatia cervicale: riconoscere precocemente una patologia tempo-dipendente

 

La mielopatia cervicale rappresenta la causa più frequente di disfunzione midollare negli adulti sopra i 50 anni ed è generalmente legata a fenomeni degenerativi della colonna cervicale, quali spondilosi, protrusioni discali, osteofiti e ipertrofia dei legamenti. Si tratta di una patologia progressiva e potenzialmente invalidante, nella quale il riconoscimento precoce riveste un ruolo cruciale per modificare la storia naturale della malattia.

Fisiopatologia in breve

La compressione cronica del midollo spinale cervicale determina una combinazione di danno meccanico diretto, ischemia midollare e fenomeni neuroinfiammatori. Questi meccanismi portano a una progressiva compromissione delle vie motorie e sensitive lunghe, con un quadro clinico che può evolvere lentamente e in modo inizialmente sfumato.

Sintomi e segni clinici

La presentazione clinica è spesso subdola e insidiosa, con sintomi iniziali talvolta poco specifici. I segni precoci più importanti sono la goffaggine delle mani, la riduzione della destrezza manuale e la difficoltà nei movimenti fini, come abbottonarsi la camicia, scrivere o manipolare piccoli oggetti. Possono comparire anche rigidità o senso di impaccio agli arti inferiori.

  • Segni precoci: goffaggine delle mani, perdita di destrezza fine, difficoltà ad abbottonarsi o a scrivere, sensazione di rigidità o impaccio agli arti inferiori.
  • Segni di progressione: disturbo della deambulazione, andatura instabile o a base allargata, debolezza agli arti superiori e/o inferiori, parestesie diffuse spesso non dermatomeriche.
  • Segni obiettivi: iperreflessia, segno di Babinski, clono, spasticità e alterazioni della sensibilità profonda.
  • Segni tardivi: spasticità marcata e, nei casi avanzati, disfunzioni sfinteriche.
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Un elemento clinico importante è la discrepanza tra sintomi riferiti talvolta modesti e segni neurologici evidenti all’esame obiettivo. Per questo motivo l’esame neurologico rimane essenziale, anche quando il paziente descrive disturbi apparentemente vaghi o attribuiti all’età.

 

Diagnosi

La diagnosi si basa sull’esame clinico neurologico accurato e sulla risonanza magnetica cervicale, che rappresenta l’esame di riferimento. La RM permette di documentare la compressione midollare, la sua estensione e l’eventuale presenza di alterazioni del segnale midollare, in particolare iperintensità T2, generalmente associate a una prognosi meno favorevole.

Qual è il ruolo del medico di famiglia?

Il medico di primo contatto ha un ruolo determinante nell’identificazione precoce dei pazienti sospetti. È importante sospettare una mielopatia cervicale in presenza di disturbi della marcia non spiegati, perdita di destrezza manuale o segni piramidali anche sfumati. In questi casi è indicato un invio tempestivo allo specialista e l’esecuzione di una RM cervicale quando il quadro clinico lo giustifica.

Trattamento

A differenza della radicolopatia cervicale, la mielopatia è una condizione prevalentemente chirurgica. Le indicazioni principali al trattamento sono la presenza di segni clinici di mielopatia e la correlazione radiologica con una compressione midollare. L’obiettivo della chirurgia è decomprimere il midollo spinale e stabilizzare la colonna quando necessario.

Le tecniche chirurgiche possono includere approcci anteriori, posteriori o combinati, a seconda del livello e del tipo di compressione, del numero di segmenti coinvolti, dell’allineamento cervicale e della presenza di instabilità. La scelta terapeutica deve quindi essere individualizzata.

 

Il tipo di intervento che utilizziamo maggiormente è la discectomia cervicale per via anteriore (ACDF). Si tratta una tecnica chirurgica ben consolidata, mini-invasiva, che permette di sfruttare come via di accesso alla colonna vertebrale un corridoio naturale presente nella muscolatura anteriore del collo. L’assenza di trauma muscolare permette di ridurre al minimo i dolori post-operatori e di ottenere un recupero funzionale precoce.

La chirurgia ha come obiettivo principale arrestare la progressione della malattia. Il recupero neurologico è variabile e dipende soprattutto dalla durata dei sintomi e dalla gravità del deficit al momento dell’intervento. Per questo motivo una diagnosi precoce è fondamentale: prima si interviene, migliori sono le possibilità di recupero funzionale.

Messaggi chiave per la pratica clinica

  • La mielopatia cervicale è frequente e spesso sottodiagnosticata.
  • I sintomi iniziali possono essere sfumati e non specifici.
  • La perdita di destrezza manuale e i disturbi della marcia sono segnali d’allarme importanti.
  • L’esame neurologico è essenziale per ricercare segni piramidali.
  • La RM cervicale è l’esame di riferimento.
  • Il trattamento è generalmente chirurgico e tempo-dipendente.

 

Se vuoi saperne di più su questa patologia e sul suo trattamento puoi visitare le pagine dedicate del nostro sito web.

Ernia del disco cervicale

Discectomia cervicale anteriore

Se necessita di una consulenza specialistica può contattarci tramite il modulo online o via e-mail: segretariato@neurochirurgia-robert.ch

News dello studio: Nuova collaborazione presso la Clinica Ars Medica

 

Diamo il benvenuto alla Dr.ssa Agnese Ferro, che da aprile 2026 ha iniziato la sua attività presso la Clinica Ars Medica in qualità di medico assistente in Neurochirurgia.

La Clinica Ars Medica è riconosciuta come centro di formazione di categoria C in Neurochirurgia, e permette una rotazione della durata di un anno in Neurochirurgia.

La Dr.ssa Ferro partecipa attivamente alle nostre attività cliniche e chirurgiche e la sua presenza rappresenta un aiuto concreto nella gestione dei pazienti, in particolare nel periodo perioperatorio.

Le auguriamo il meglio per il suo futuro professionale e siamo lieti di averla nel nostro team.

 

Lettura del mese

Per questo mese vi consigliamo un articolo che permette di avere una visione d’insieme sulla cavernomatosi cerebrale: “Cerebral cavernous malformation: what a practicing clinician should know.” di Flemming KD, Lanzino G.

La cavernomatosi cerebrale è una patologia vascolare caratterizzata dalla presenza di malformazioni cavernose del sistema nervoso centrale, spesso diagnosticate incidentalmente alla risonanza magnetica.

Le manifestazioni cliniche possono includere cefalea, crisi epilettiche, deficit neurologici focali o episodi emorragici. Esistono forme sporadiche e forme familiari, quest’ultime frequentemente associate a lesioni multiple e trasmissione autosomica dominante. La risonanza magnetica rappresenta l’esame diagnostico di riferimento, soprattutto con sequenze sensibili ai depositi emosiderinici. Molti cavernomi rimangono stabili e asintomatici per anni, mentre il rischio emorragico aumenta nei pazienti con precedenti sanguinamenti o lesioni localizzate nel tronco encefalico. Il trattamento dipende dalla sintomatologia, dalla sede e dalla storia clinica del paziente: nei casi selezionati può essere indicato un trattamento neurochirurgico. Per il medico di famiglia è importante riconoscere i sintomi suggestivi e orientare rapidamente il paziente verso una valutazione neurologica o neurochirurgica specialistica.

Dolore all’anca nel paziente attivo

 

Dalla protesi “per anziani” alla chirurgia personalizzata ad alte prestazioni

 

 

Negli ultimi anni, la chirurgia dell’anca ha subito un’evoluzione significativa, modificando non solo le tecniche e i materiali, ma anche le indicazioni e il profilo dei pazienti trattati. Se in passato la protesi d’anca era considerata prevalentemente una soluzione per pazienti anziani, oggi riguarda sempre più frequentemente pazienti più giovani, attivi e con aspettative funzionali elevate. Nella pratica clinica non è raro osservare pazienti tra i 40 e i 60 anni, spesso ancora in piena attività lavorativa e sportiva, che presentano dolore persistente all’anca.

 

Un aspetto chiave dell’evoluzione recente è la crescente personalizzazione del trattamento. La pianificazione tridimensionale pre-operatoria consente oggi di analizzare con precisione l’anatomia specifica del singolo paziente, simulare l’intervento e ottimizzare il posizionamento degli impianti, testandone virtualmente il comportamento dinamico. Questo approccio migliora la precisione chirurgica, permette di riprodurre la biomeccanica individuale e favorisce un recupero più prevedibile.

Anche il concetto di mini-invasività ha assunto un ruolo centrale. Approcci come quello anteriore diretto (cosiddetto “bikini”), ormai usato per la quasi totalità dei pazienti, consentono di ridurre il trauma sui tessuti molli e facilitano una mobilizzazione precoce e un ritorno più rapido alle attività ad alta intensità.

 

Con il progressivo abbassamento dell’età dei pazienti candidati a intervento, diventa sempre più rilevante affrontare il tema della durata nel tempo della protesi d’anca. I dati provenienti dai principali registri internazionali sono oggi rassicuranti e mostrano un andamento relativamente lineare del rischio di revisione, stimabile intorno allo 0.5% annuo. In termini pratici, questo si traduce in un tasso cumulativo di revisione di poco meno del 10% a 20 anni dall’intervento. Ne consegue che oltre il 90% delle protesi moderne risulta ancora funzionante a 20 anni dall’impianto. Questi risultati riflettono i significativi progressi nei materiali, nel design degli impianti e nella tecnica chirurgica, e permettono oggi di proporre l’intervento anche a pazienti più giovani con maggiore serenità, pur mantenendo un’attenta selezione e un follow-up adeguato.

Data la pazientela sempre piu attiva, sta emergendo nuovamente l’interesse per il resurfacing dell’anca (protesi di rivestimento, in ceramica) in pazienti selezionati. A differenza della protesi totale tradizionale, questa tecnica preserva il capitale osseo femorale e mantiene una biomeccanica più fisiologica, con maggiore stabilità articolare. È quindi particolarmente indicata per pazienti giovani e attivi, nei quali l’obiettivo non è solo eliminare il dolore, ma tornare ad un’attività fisica intensa. Dopo il resurfacing, è infatti possibile riprendere sport ad alto impatto – come arti marziali, calcio, tennis, basketball, kitesurf – storicamente sconsigliati dopo una protesi totale standard.

In questo scenario, la sostituzione d’anca non è più solo un intervento “di fine percorso”, ma parte di un continuum terapeutico che include diagnosi precoce e trattamenti personalizzati. L’obiettivo è restituire non solo l’assenza di dolore, ma una funzione adeguata allo stile di vita del paziente. Per il medico curante, questo significa considerare precocemente il ruolo di una valutazione specialistica dell’anca nei pazienti con dolore persistente o mancata risposta ai trattamenti conservativi. Un invio mirato consente un inquadramento specialistico completo e una strategia terapeutica sempre più su misura.

La gestione moderna della patologia dell’anca richiede un approccio integrato e altamente personalizzato, in cui la scelta tra chirurgia conservativa, resurfacing o protesi totale viene adattata al singolo paziente, con l’obiettivo non solo di trattare la patologia, ma di restituire performance e qualità di vita.

Dr. med. Michele Palazzuolo

Specialista in Ortopedia e Traumatologia dell’apparato locomotore FMH

 

Via Varenna 2, 6600 Locarno

Centro Ambrosart, Clinica Ars Medica – Via Cantonale 38, 6928 Manno

 

 

Per appuntamenti: studio.palazzuolo@hin.ch

Sito Internet: drpalazzuolo.ch

Vi ringraziamo per avere dedicato il vostro tempo alla lettura della nostra Newsletter di Maggio.

Ringraziamo calorosamente il nostro collega, il Dr. med. Palazzuolo per la sua preziosa partecipazione.

Speriamo ritrovarvi nomerosi nel mese di Giugno per il prossimo numero della nostra Newsletter.

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