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Alluce valgo, solo un “dito storto”?
Ovviamente no. Si tratta di una complessa malattia deformante in cui si sviluppa una alterazione tridimensionale di tutta la parte anteriore del piede. Rappresenta la patologia più frequente tra quelle che coinvolgono il piede interessando fra il 23 e il 36% della popolazione ed interessa soprattutto le donne con un rapporto calcolato attualmente di 15:1.
Le tre parole che definiscono la malattia
L’alluce valgo è una malattia deformante, progressiva e degenerativa.
Deformante: in quanto altera la forma del piede; la deviazione del primo raggio è strettamente connessa con il cambiamento di posizione delle falangi ma anche dei metatarsi, alterando la armonica distribuzione dei carichi anche sui raggi minori.
Progressiva: in quanto cambiando gli assi di rotazione articolare, si cambia la posizione delle “carrucole” di scorrimento dei tendini flesso estensori, entrando in un ciclo che si alimenta da solo.
Degenerativa in quanto con l’aumento dei gradi di deviazione, la meccanica articolare viene sovvertita ed è comune osservare un consumo errato della stessa in modo più rapido rispetto a quanto avverrebbe comunemente.
Sempre da operare?
Sembra una risposta semplice a cui rispondere, ma non lo è affatto. Ovviamente dipende da tanti fattori, e ogni caso è a se, ma in linea di massima, se un alluce valgo non fa male, non deve essere obbligatoriamente operato. Talvolta la deformità è stabile e assolutamente indolente. In questi casi “compensati”, un intervento chirurgico è da sconsigliare. Sorprendentemente il dolore non correla con il grado di deformità, spesso piccole deformità possono essere molto dolorose.
Quando il dolore è presente, quando la deformità è molto aggressiva associandosi a deformità di altre dita o se si creano “conflitti” che possono creare lesioni della pelle, un approccio conservativo puo’ non essere sufficiente.
Chirurgia dell’alluce valgo
Esistono oltre 100 diversi tipi di gesti chirurgici descritti per il trattamento dell’alluce valgo. La tecnica piu’ appropriata va scelta assieme al chirurgo che propone la terapia piu’ adeguata, basandosi sulle caratteristiche della deformità e del paziente. Un “mito” comune è che si tratti di un intervento doloroso. In mano ad un chirurgo esperto e con le tecniche anestesiologiche combinate (soprattutto grazie ai cosiddetti “blocchi poplitei”) moderne, l’intervento viene molto ben tollerato e i dolori sono minimi. Dopo l’intervento, occorre mantenere la posizione di correzione con bendaggi correttivi e utilizzare delle speciali scarpe (a suola rigida) per 6 settimane. Normalmente il carico è concesso da subito, il giorno stesso dell’intervento.
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